Article
Leadership
Beyond the Noise: perché la saggezza è il nuovo superpotere della leadership
In un’epoca di informazioni infinite, le “competenze” più difficili nel business oggi sono: esperienza, capacità di sintesi e sapere cosa ignorare
By Chiarella Bencan, WOBI
EXECUTIVE SUMMARY
Nel 1934, T.S. Eliot pose una domanda che oggi definisce perfettamente il nostro tempo: “Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza? Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione?”. Quasi cento anni dopo, con l’AI generativa che produce in un solo giorno più contenuti di quanti l’umanità ne abbia creati in interi secoli, la domanda di Eliot non è più retorica. È la sfida strategica che i leader si trovano ad affrontare oggi. E la capacità di trovare le fonti giuste, prendersi il tempo per riflettere e sapere cosa ignorare è diventata una delle competenze più difficili — e decisive — nel business contemporaneo. E poiché nessun leader può sostenere da solo questa disciplina, essa deve essere integrata nel modo in cui le organizzazioni operano.
LA CRISI SILENZIOSA CHE NESSUNO SI ASPETTAVA
hiedete a qualsiasi senior executive cosa sia cambiato nel suo lavoro negli ultimi cinque anni. Parlerà di AI, volatilità geopolitica, talenti, marginalità… Ma insistendo un po’, emergerà una risposta diversa: sono stanchi. Non per il troppo lavoro, ma per i troppi input.
Abbiamo costruito una civiltà sull’idea che più informazioni significhino decisioni migliori. È sempre stata un’affermazione fragile e oggi è apertamente falsa. I sistemi di AI presentano contenuti inventati con la stessa sicurezza narrativa dei fatti reali. Le loro interfacce sono progettate per compiacere gli utenti — i ricercatori parlano di “sycophancy bias”— e la psicologa comportamentale Nathalie Nahai, che sarà con noi al World Business Forum in Mexico Cityha documentato come questo fenomeno amplifichi silenziosamente i nostri punti ciechi su larga scala. Alla fine del 2025, un’indagine di Harvard Business Review ha introdotto un termine che si è rapidamente diffuso nelle organizzazioni: workslop — documenti, sintesi e presentazioni generati dall’AI che sembrano lavoro reale ma che, in realtà, distruggono la produttività.
Internet prometteva democratizzazione, connessione ed espressione individuale. E in parte ha mantenuto queste promesse. Ma ha anche generato, in misura significativa, esaurimento, frammentazione dell’identità e affaticamento psicologico. Un’indagine del British Standards Institution condotta nel 2025 su 1.300 giovani britannici tra i 16 e i 21 anni ha rilevato che il 47% avrebbe voluto crescere in un mondo completamente privo di internet. Per un executive, il costo della confusione è asimmetrico: una cattiva scelta da consumatore può rovinare una serata; una cattiva decisione manageriale — presa perché si è confuso ciò che sembrava plausibile con ciò first thing that sounded plausible for the che era vero — può compromettere trimestri, carriere e capitali.
LA GENERAZIONE CHE “SA TUTTO”
Gli executive che oggi guidano le più grandi aziende del mondo sono cresciuti in un ecosistema informativo caratterizzato dalla scarsità. Enciclopedie, biblioteche, telegiornali serali a orari fissi… L’informazione era limitata, verificata e arrivava attraverso editori, insegnanti, istituzioni e poche fonti considerate affidabili. Si poteva tranquillamente non ricordare il nome di un attore durante una cena. Quei leader avevano maggiore certezza rispetto a ciò che sapevano — ma sarebbe un errore confondere la certezza con l’accuratezza. Sapevano meno. Enormi quantità di informazioni erano semplicemente irraggiungibili.
Ciò che è cambiato non è soltanto il volume delle informazioni, ma il rapporto con la fiduciaLe informazioni continuano ad arrivare ai leader — più di prima e da più direzioni che mai — ma gran parte di ciò che ricevono è oggi sospetto: scritto dall’AI, senza fonti, ottimizzato per l’engagement più che per l’accuratezza. I leader di oggi devono verificare prima ancora di poter utilizzare ciò che ricevono. Devono chiedersi continuamente: è reale? Chi c’è dietro? Per cosa è stato ottimizzato? E poi interpretare tutto questo, applicarvi esperienza e buon senso e prendere decisioni le cui conseguenze ricadono interamente su di loro. Nel giro di una sola generazione, il lavoro cognitivo della leadership è passato dall’accesso alle informazioni alla loro accessing information to autenticazione, interpretazione e trasformazione zione. Ed è una fatica che la generazione precedente non conosceva. È anche esattamente la disciplina che Rita McGrathalla Columbia Business School ed esperta internazionale di innovazione, strategia e disruption — sostiene da anni debba essere integrata nel modo in cui le organizzazioni pensano, decidono e crescono. Rita McGrath sarà con noi ai World Business Forum di Bogotá, Città del Messico, Madrid, e Milano.
COSA AVEVA CAPITO KISSINGER
filosofo, economista, linguista, teologo, storico e femminista del XIX secolo — come l’ultima persona reputata capace di sapere tutto. È improbabile che ne esista un’altra, ma oggi per ragioni diverse da quelle immaginate allora da Kissinger. Non solo perché il volume di informazioni è diventato ingestibile per una singola mente — cosa comunque vera — ma perché la conoscenza stessa si è frammentata, specializzata e resa molto più complessa. I domini in cui oggi si richiede a un leader di avere almeno una comprensione minima si sono moltiplicati ben oltre ciò che un singolo generalista possa realisticamente padroneggiare: tecnologia, geopolitica, etica, clima, talenti, regolamentazione, cultura, finanza… e nessuna mente può più coprire tutta questa superficie, allora la domanda più importante che un leader possa porsi diventa: cosa vale davvero la pena trattenere — e cosa ignorare? Ed è una riflessione che nel 2026 pesa molto più di quanto pesasse quando fu formulata per la prima volta.LE DUE COMPETENZE ESSENZIALI DEL BUSINESS: GIUDIZIO E IL CORAGGIO DI IGNORARE
In una rubrica del Wall Street Journal del gennaio 2026, il giornalista tecnologico Christopher Mims ha definito il “critical ignoring” la competenza di sopravvivenza dell’anno: la capacità di dirigere consapevolmente la propria attenzione lontano dal flusso di informazioni di bassa qualità che oggi internet tende a privilegiare. Anche il report State of AI in Business 2025del MIT, basato su 150 interviste a executive e 300 analisi di implementazioni AI, è arrivato a una conclusione simile: circa il 95% dei progetti pilota di AI generativa non ha prodotto alcun impatto concreto sul business. Il problema non era la tecnologia. Era l’organizzazione. Klarna, fintech svedese del “buy now, pay later”, era stata inizialmente presentata come la prova che l’AI potesse sostituire il lavoro umano su larga scala. Da allora l’azienda ha cambiato rotta, reintegrando operatori umani nel customer service dopo che il CEO ha ammesso che l’eccessiva automazione aveva compromesso la qualità del servizio.
I migliori leader con cui lavoriamo stanno facendo esattamente l’opposto di ciò che questo momento sembra richiedere. Consumano meno informazioni, ma migliori. Proteggono il proprio giudizio invece di delegarlo. Utilizzano l’AI come farebbero con un junior associate: controllando sempre il lavoro prodotto. Zack Kassex Head of Go-to-Market di OpenAI — che sarà con noi ai World Business Forum di New York, Madrid, e Milano — descrive un mondo che definisce “unmetered intelligence”:un contesto in cui la capacità cognitiva tende a diventare virtualmente illimitata e il vero vincolo non è più accedere al pensiero, ma decidere a cosa valga davvero la pena pensare.
La domanda più difficile, però, è capire come tutto questo si traduca a livello organizzativo. La stessa pressione che oggi esaurisce i singoli executive sta infatti ridefinendo anche le istituzioni che guidano. Le organizzazioni non possono “ignorare criticamente” al posto delle persone. Possono però costruire culture, sistemi e incentivi che aiutino le persone a filtrare il rumore, proteggere il proprio giudizio e concentrarsi su ciò che conta davvero. Oppure possono non farlo.
PERCHÉ “TRANSCEND”
È esattamente questa la disciplina su cui abbiamo costruito il tema del World Business Forum 2026: Transcend. La convergenza tra disruption tecnologica, volatilità economica, pressione climatica e trasformazione della forza lavoro sta creando una tensione senza precedenti sulle organizzazioni. La scelta è sempre più netta: subire il caos oppure trascenderlo. Le aziende che considereranno la trasformazione come uno stato permanente — e non come un progetto occasionale — saranno quelle che definiranno il prossimo decennio del business.
Trascendere non significa ignorare il mondo. Significa andare oltre il rumore per concentrarsi sul lavoro più importante: mantenere saldo il proprio purpose mentre si reinventa tutto il resto. È una prospettiva che Jim Collins, che sarà con noi al World Business Forum in New York, studia da oltre trent’anni. In Built to LastCollins e Jerry Porras definivano questo approccio “the genius of the and”:le organizzazioni più durature rifiutano la falsa scelta tra preservare ciò che rappresentano e reinventare il modo in cui operano. Fanno entrambe le cose. Ed è una postura oggi più difficile che mai, in un contesto che urla continuamente, frammenta l’attenzione e pretende risposte immediate. Proprio per questo è diventata fondamentale. Uno studio di Harvard Business Review su 4.700 aziende analizzate attraverso tre recessioni conferma questo schema: l’80% non è mai riuscito a recuperare i livelli di crescita precedenti alla crisi entro tre anni. Solo il 9% è riuscito a prosperare davvero, superando i competitor di oltre il 10%. La differenza non era la resilienza. Era la capacità di reinventarsi.
I World Business Forum 2026 riuniranno alcuni dei più importanti thinker internazionali del business: studiosi e leader che da decenni analizzano come organizzazioni e leadership affrontino trasformazioni profonde. L’obiettivo non è fornire agli executive un semplice set di tattiche di sopravvivenza, ma condividere framework concreti per costruire organizzazioni realmente capaci di evolvere continuamente, rigenerarsi e creare nuove possibilità.
IL VALORE DEL FATTORE UMANO
C’è un cambiamento silenzioso in corso di cui si parla ancora troppo poco nel dibattito sull’AI: più le macchine assorbono compiti cognitivi, più aumentano di valore le capacità propriamente umane. Non quelle tecniche, ma quelle umane. La capacità di leggere una stanza. Di gestire il proprio stato emotivo sotto pressione. Di affrontare conversazioni difficili senza arretrare. Di prendere decisioni che nessun modello può davvero sostenere — ma che un leader può assumersi attraverso coscienza, esperienza e responsabilità.
Per anni queste capacità sono state liquidate come soft skillsOggi quella definizione sta crollando. Daniel Goleman— che sarà con noi ai World Business Forum di New York e Madridsostiene da oltre trent’anni, e lo dimostra sempre più attraverso le neuroscienze, che l’intelligenza emotiva non sia la versione “più gentile” dell’intelligenza analitica. È il fondamento neurologico che permette all’intelligenza analitica di funzionare sotto pressione. L’AI sta trasformando l’intelligenza stessa in una commodity. Ciò che prima era raro diventa abbondante. Ciò che era abbondante — la capacità autenticamente umana — diventa raro. E queste non sono competenze “soft”. Sono le competenze più difficili. E sono quelle che l’AI non può replicare.
L’IMPERATIVO EDITORIALE: PERCHÉ I LEADER HANNO BISOGNO DI CURATORI DI CONTENUTI
C’è un motivo se WOBI da oltre trent’anni fa una sola cosa — e la fa con quello che Marcus Buckingham, in una recente conversazione con noi, ha definito “rigore editoriale”. “In un momento come questo”, ha detto, “ciò che ci aspettiamo da realtà come WOBI è potere editoriale, rigore editoriale. Scegliere persone che abbiano una credibilità reale.”
Chiunque abbia un budget può organizzare un evento. Chiunque abbia un algoritmo può raccomandare contenuti. Ciò che è raro — e che diventa sempre più prezioso man mano che tutto il resto diventa abbondante — è il giudizio umano necessario per capire quali idee meritino davvero l’attenzione di un leader e quali, per quanto popolari, siano soltanto rumore. Ed è esattamente questo che rappresenta il palco del World Business Forum: uno spazio di idee e ispirazione, presentato e curato da persone. Facciamo ricerca, poniamo domande, selezioniamo prospettive affinché ogni executive possa uscire dalla sala con idee concrete da applicare alla propria leadership, ai propri team e alla propria organizzazione. A volte quel takeaway è un framework ascoltato dal palco. Altre volte è la serendipità di una conversazione tra una sessione e l’altra — l’incontro con un altro leader che sta affrontando lo stesso problema e ha qualcosa di autentico da condividere. Spesso, però, è l’esperienza più sottovalutata della formazione manageriale: il momento “eureka” del ricordare. Un leader entra portandosi dietro qualcosa che in fondo sapeva già, ma su cui aveva smesso di agire. E il Forum glielo ricorda. Ed è proprio da quel riconoscimento che iniziano i cambiamenti organizzativi più duraturi.
LA CONVERSAZIONE DEL 2026
Transcend Limitations. Superare i limiti che frenano crescita e innovazione. Indra Nooyiex CEO di PepsiCo, porterà al World Business Forum di New York la prospettiva rara di una leader che ha guidato una trasformazione globale reale. Renée Mauborgne, coautrice di Blue Ocean Strategy, presenterà invece il suo ultimo lavoro sulla creazione di mercati nuovi nondisruptive creation e privi di concorrenza ai Forum di Bogotá, New York e Città del Messico.
Transcend Complexity. Utilizzare l’AI per semplificare l’esecuzione e amplificare l’impatto umano senza rinunciare al giudizio. Oltre a Zack Kass, Ayanna Howardex ricercatrice senior di robotica e ingegnera del Mars Exploration Program della NASA — parlerà a Sydney del confine etico dell’AI human-centred. David Rowan, founding Editor-in-Chief di WIRED UK, analizzerà invece a Città del Messico cosa la frontier technology stia realmente portando alle organizzazioni — e cosa no.
Transcend the Status Quo. Trasformare la cultura aziendale, passando dalla compliance alla creatività. Oltre a Goleman e Collins, Malcolm Gladwell orterà a New York le sue ultime riflessioni sulle narrative culturali che influenzano silenziosamente i mercati. Justin Trudeau sarà a Milano per parlare di leadership in un’epoca geopolitica frammentata. Francis Ford Coppola interverrà a Bogotá e Città del Messico sul tema della creatività come disciplina coltivata per oltre sessant’anni. Carl Lewis sarà invece presente ai Forum di Bogotá, Sydney, Città del Messico, Madrid e Milano per raccontare cosa richieda davvero l’eccellenza sostenuta nel tempo.
Molti altri thinker arricchiranno il confronto nelle sei città: da Liz Wiseman sulla multiplier leadership e Omar Johnson sul cultural brand-building a New York, a Stephen M.R. Covey sulla fiducia organizzativa e Paola Antonelli on creativity as competitive advantage (Milan), to Erin Meyer sulla creatività come vantaggio competitivo a Milano, fino a Erin Meyer sulla leadership interculturale a Madrid, Greg Hoffman sul brand-building beyond the ad a Città del Messico e Carly Fiorina e Seth Godin sul tema della reinvenzione a Sydney.
365 GIORNI, NON SOLO 2
Un World Business Forum è la porta d’ingresso a un’esperienza che continua tutto l’anno. Partecipare al Forum significa accedere alle registrazioni on demand di tutti i World Business Forum globali, a masterclass, corsi, podcast, articoli e book summary disponibili durante l’anno, oltre a eventi esclusivi WOBI e a una community internazionale di oltre 10.000 senior executive. Il Forum è il catalizzatore. I 365 giorni successivi sono il momento in cui due giorni di idee si trasformano in apprendimento, relazioni e applicazione concreta che si accumulano nel tempo. Ed è una distinzione importante, perché la maggior parte degli executive che partecipa a WOBI non viene da sola: arriva perché le organizzazioni che rappresenta stanno affrontando la stessa saturazione informativa, la stessa pressione a trascenderla e la stessa necessità di sviluppare una nuova generazione di leader capaci di pensare con lucidità anche sotto pressione. Ogni sessione deve meritarsi il proprio posto non soltanto nell’agenda di un executive, ma nella traiettoria futura dell’organizzazione che guida.
In un’epoca in cui i contenuti sono diventati economici, l’attenzione è l’unica risorsa davvero finita. I leader — e le aziende — che sapranno investirla bene, imparando cosa ignorare e cosa invece meritare il proprio tempo, definiranno il prossimo decennio del business. Gli altri saranno semplicemente occupati.
To Eliot’s question — “Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza?” — oggi esiste una risposta semplice: non è andata perduta. È stata sepolta. E il lavoro, per gli executive e per organizzazioni come la nostra, resta lo stesso di sempre: scavare.
I World Business Forum 2026 si terranno a:
- Bogotá — 28-29 ottobre wobi.co/es/wbf-bogota
- New York — 4-5 novembre wbf.wobi.com/wbf/wbf-nyc
- Sydney — 5-6 novembre wobi.au/wbf-sydney
- Città del Messico — 10-11 novembre wobi.com.mx/es/wbf-mexico
- Madrid — 17-18 novembre wobi.es/es/wbf-madrid
- Milano — 18-19 novembre wobitalia.it/it/wbf-milano
Per maggiori informazioni su WOBI e sulle attività durante tutto l’anno: wobi.com.
________________________________________________________________________
Informazioni sull’autrice: Chiarella Bencan è Chief Content & Experiences Officer di WOBI. Da oltre 35 anni, WOBI seleziona e porta sul palco alcuni dei più influenti business thinker al mondo — provenienti da accademia, impresa, arte, politica e scienza — con l’obiettivo di aiutare executive e organizzazioni a crescere in un contesto di cambiamento continuo.
Want to keep exploring these ideas? Discover all episodes of the WOBI Podcast – Case of Success and access over 300 hours of content from the world’s best thinkers through the WOBI Membership. Includes in-person access to a World Business Forum and exclusive networking opportunities.
